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Due monaci buddisti, uno anziano ed uno giovane, stavano passeggiando fuori dal monastero, nei pressi di una corrente d’acqua che aveva inondato tutta la zona. Una bella donna si avvicinò ai monaci e chiese loro aiuto per attraversare l’enorme pozza che si era creata.

Il monaco giovane era inorridito all’idea di portarla tra le sue braccia, ma l’anziano, in modo del tutto naturale, la prese in braccio e la portò dall’altra parte della pozza. Dopodiché, i due monaci ripresero a camminare.

Il giovane non poteva fare a meno di pensare a quanto appena accaduto e ad un certo punto esclamò: 

«Maestro, voi sapete che abbiamo giurato astinenza! Non ci è concesso toccare una donna in questo modo. Come avete potuto prendere quella bellissima donna tra le braccia, permetterle di mettervi le mani attorno al collo, di unire il suo petto con il vostro e di portarla dall’altra parte del torrente?». 

E l’anziano rispose: «Figlio mio, tu ce l’hai ancora addosso quella bellissima donna!».

Per il buddismo l’origine della sofferenza ha a che fare con il restare agganciati a ciò che è successo. Continuando a pensarci, a rimuginare, a creare storie e commenti su qualcosa di cui non possiamo più farci nulla perchè ormai accaduto. 

Anzichè accettare e lasciar andare, resistiamo a quello che è e manteniamo viva una lotta che non ha senso perché non possiamo farci nulla. L’approccio X-Way coltiva questo spazio di impermanenza delle cose, aprendo alla possibilità di riuscire a sganciarsi da ciò che succede per darci la possibilità di vivere pienamente la vita presente